NON E' UN PAESE PER VECCHI di Joel e Ethan Coen.
I tempi cambiano. E quando lo fanno, di solito, quasi sempre, lo fanno in peggio.
E' solo una delle tante morali che, di primissimo acchito, si potrebbero desumere da questo straniante, ipnotico, sommesso, ma, allo stesso tempo, sontuoso capolavoro - fresco vincitore di quattro Oscar - girato da quei geniali filmakers - ultimamente, però, un po' impantanati in una sorta di "pausa" creativa - dei fratelli Coen.
"Non è un paese per vecchi", abilmente adattato dagli stessi Coen dal romanzo "No country for old men" di Cormac McCarthy, è un film tarantiniano per sottrazione che, alla straripante - ma magistrale - logorrea pop di un "Pulp Fiction", vi sostituisce i silenzi, e un eastwoodiano, malinconico rimpianto per un'America - o meglio un'idea di America - , che, se mai c'è davvero stata, di certo, ora, va via via sempre più scomparendo.
La follia, l'avidità, la violenza - e bene fanno gli autori a spingere sul pedale del crudo e dell'esplicito, mostrando ogni omicidio in tutto il suo inevitabile orrore - permeano ormai ogni lembo di quella che - ovunque - un tempo era terra di frontiera, mentre la fuga verso la ricchezza, o la ricerca di una sorta di pace interiore o di una qualche salvezza, malgrado ogni elaborata strategia - l'ostinato, ai limiti della più plateale ottusità, personaggio di un solido Josh Brolin - , nonostante qualsivoglia baluardo morale eretto con la fierezza dei padri - lo sceriffo interpretato da un sontuoso Tommy Lee Jones - , o bislacche "regole d'onore", che impediscano anche ai malvagi di precipitare nel più profondo dell'abisso - il Carson Wells di un ritrovato e convincente Woody Harrelson - , sono destinate, come ogni fragile, fallace progetto umano, ad essere frustrate senza tanti complimenti da un Destino, amaro e beffardo, che non fa sconti - e non ha alcuna intenzione di farne - a nessuno.
Che a tale scopo decida di servirsi delle gesta di un semi-inarrestabile killer demoniaco, prigioniero della propria delirante follia - l'Anton Chigurh di uno strepitoso Javier Bardem, da applausi ad ogni singola sequenza - , o del più prosaico, ma altrettanto impietoso, scorrere del tempo, probabilmente davvero poco importa.
"Non è un paese per vecchi" - una produzione Coen Bros. con Scott Rudin - , lavoro estremamente elaborato e complesso nella sua apparente, lineare semplicità, partendo da un plot criminale alla Elmore Leonard, si diverte a raffigurare la vita come una graduale, a volte cruenta, certamente dolorosa, ma, in fondo, affascinante presa di coscienza di sè stessi e del senso del proprio personale cammino esistenziale.
La scelta di quale sentiero intraprendere, ma, soprattutto, di come e con chi percorrerlo, sta a ciascun individuo, con la consapevolezza che la luce, senza tanti complimenti, verrà spenta - irrevocabilmente - quando meno lo si aspetta.
Valutazione: 10/10
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